L'ACCIAIO

Alcuni spedizioni erano sostanzialmente focalizzate a capire perchè il Titanic è affondato, riportando in superficie alcuni frammenti delloscafo e 2 rivetti si sono potute effettuare analisi per rispondere a questa domanda.

Una delle prime analisi fu effettuata sui ribattini che servivano per tenere insieme la nave. Questi rivetti a forma di fungo venivano resi incandescenti e inseriti nei fori delle lamiere e poi battuti per bloccarli e rendere stabile la struttura. Una volta raffreddati si effettuava il controllo: li si batteva con un martello, se il suono era squillante tutto era apposto, se il suono era cupo venivano sostituiti. I rivetti erano fatti di ferro saldato e fucinato. Dalle analisi di due rivetti, recuperati durante un'esplorazione, si è visto che erano costruiti con una sovrabbondanza di impurità: silicati vetrosi residuo della fusione dei minerali metallici. Una minima quantità di impurità pari al 3% da al materiale buona resistenza ma nel caso di questi la percentuale era il triplo e si allineava lungo filetti paralleli all'asse longitudinale, che diventavano verticali in prossimità della martellatura. Gli studiosi ritengono che dopo l'urto con l'iceberg molti rivetti siano schizzati via come "tappi di spumante" facendo sì che le lamiere si separassero così da imbarcare l'acqua. Questa tesi è avvalorata da una fotografia dell'Olympic, gemella del Titanic, che si scontrò con l'incrociatore Hms Hawke: lungo la falla mancano tre dozzine di chiodi; poi c'è la testimonianza di un marinaio superstite che ricorda di aver visto saltare una giuntura rivettata da cui l'acqua entrava a iosa.

Ma una grande sorpresa arriva da un pezzo di scafo del diametro di 25 cm circa, spesso quasi 2,5 cm che aveva tre fori per i chiodi ognuno largo 3 cm, recuperato nelle varie esplorazioni. Sulle lamiere di quest'ultimo sono state effettuate varie prove chimiche, tecniche e meccaniche tra cui la prova del pendolo che misura la fragilità del metallo: consiste nell'assicurare un frammento di scafo ad un morsetto e il pendolo, pesante 30 Kg, si abbatte sul campione. Talvolta rompendolo. Il punto di contatto è collegato a strumenti elettronici che documentano la forza dell'impatto al microsecondo. Lo studioso Karis Allen con questo metodo esamina due strisce: una è acciaio usato per la navi moderne, l'altra è un campione preso nel cantiere dove costruirono il Titanic nel 1911. Entrambe sono immerse in un bagno di alcol raffreddato sotto zero per riprodurre la temperatura della notte dell'impatto. La prima striscia viene assicurata al morsetto, parte il pendolo e si ferma con un tonfo sordo piegandola a forma di "V". Ora tocca al campione del Titanic, il pendolo lo colpisce con un suono acuto, rallenta appena, prosegue la sua corsa mentre la striscia spezzata in due schizza via. Da questo se ne detrae che l'acciaio del Titanic era fragile già prima di cominciare il viaggio, infatti era troppo ricco di fosforo e zolfo e questo lo rendeva ancora più fragile alle basse temperature, tanto che oggi per raggiungere la stessa fragilità bisognerebbe portare l'acciaio a -60º o -70º centigradi. Inoltre la composizione dell'acciaio delle lastre non era uniforme e omogeneo in quanto forgiato in varie acciaierie dell'Inghilterra ed era stato consegnato in pani da 40 tonnellate a dispetto delle 500 di oggi; tutto questo faceva si che la robustezza variasse da punto a punto.

Schema della Pressione

Dunque quando l'iceberg colpì il piroscafo le lastre dello scafo non si limitarono a piegarsi in dentro ma si ruppero. Se l'acciaio fosse stato di buona qualità lo scafo si sarebbe piegato e deformato ma non spezzato. Saltati i chiodi, le giunture si sarebbero fessurate lasciando entrare l'acqua ma l'acciaio avrebbe assorbito grandi quantità di energia. La nave avrebbe potuto rallentare di colpo e sicuramente resistere a galla fino all'arrivo dei soccorsi, anche se ferita mortalmente. Invece il ghiaccio spezzò lo scafo, i 5 compartimenti si allagarono e l'acqua sommerse le paratie. Il Titanic si inclinò e raggiunse una pressione al centro di 15 tonnellate per cmq, poi la sovrastruttura appena sotto la superficie cedette in contemporanea allo scafo. Il rombo cupo udito dalle scialuppe era l'acciaio che ovviamente si frantumò, la prua si staccò e affondò, stessa sorte toccò alla poppa e sotto la superficie le sezioni che contenevano aria non ressero alla pressione dell'acqua e cedettero. Un'implosione disseminò ovunque tonnellate di rottami.